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Comune di Atzara. Grave attacco all'autonomia dei Comuni montani con le nuove iniziative del Parlamento.

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Comune di Atzara. Grave attacco all'autonomia dei Comuni montani con le nuove iniziative del Parlamento.

Atzara. Il sindaco Alessandro Corona preoccupato per il futuro degli enti montani e in particolar modo dei piccoli comuni.

Nelle ultime settimane si sono realizzate scelte importanti che sono destinate a pesare nel profondo del futuro dei nostri enti e dei nostri territori. Lo denuncia Enrico Borghi,Presidente dell'UNCEM ( Unione nazionale comuni, comunità e enti locali), con una nota agli amministratori delle zone montane.

Come è noto la Camera dei Deputati ha definitivamente varato la conversione del Decreto Ronchi con il quale si stabilisce che dal 2011 tutti i servizi pubblici locali dovranno essere messi a gara. Addirittura, nel campo idrico, si va verso la privatizzazione dell'acqua, senza l'introduzione di norme di garanzia e salvaguardia per le gestioni in essere che risultano essere efficienti e funzionanti e senza prevedere specifici ritorni ai territori montani in quanto produttori principali della risorsa acqua. Stupisce che l'ANCI si sia schierata a favore di quei gruppi industriali come Iride, Hera, Acea che si apprestano a diventare i padroni delle acque con sicuri aumenti di costi per i cittadini. Insufficienti e addirittura controproducenti sono poi le misure varate per il trasporto pubblico locale. Infatti, il tema delle tratte economicamente non vantaggiose non è stato affrontato in maniera reale, creando le condizioni per la fine dell'universalità del servizio pubblico nelle aree interne. Il rischio è che nelle zone a forte spopolamento e nelle zone con bassa densità di abitanti non siano più garantiti i servizi di trasporto locale, con gravi disagi per i cittadini che abitano nelle zone interne e nelle zone più svantaggiate.

Un altro attacco all'autonomia degli enti montani e dei piccoli comuni arriva dal testo del "Codice delle Autonomie" che il governo intende depositare in Parlamento per l'adeguamento degli enti locali alla riforma del Titolo V della Costituzione. Da un lato si assiste ad un esproprio delle risorse montane e dall'altro si gettano le basi per l'esproprio della sovranità degli enti montani. Con la nuova proposta di riforma il tema dello sviluppo economico e sociale viene riconosciuto come funzione fondamentale di Provincie e Città metropolitane, ma viene negato ai Comuni. Praticamente tutte le funzioni fondamentali dei Comuni sotto i 3000 abitanti (dall'urbanistica all'edilizia privata, dalle scuole alla Polizia Municipale), non saranno più di competenza comunale. Tutto ciò è funzionale ad un taglio drastico degli organi democratici dei Comuni. Vi è una vergognosa campagna di denigrazione del lavoro svolto dagli amministratori locali, che vengono presentati all'opinione pubblica come un costo eserbitante della politica. Si ragiona insomma dei tagli agli amministratori dei piccoli comuni e non si parla dei costi delle amministrazioni regionali o del Parlamento. L'obiettivo è uno sconsiderato taglio dei fondi alla casse dei comuni e la drastica riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori nei consigli e nelle giunte nonchè l'azzeramento del Fondo Ordinario a favore delle Comunità montane. Addirittura, nei Comuni al di sotto dei 1000 abitanti si pensa alla sopressione delle giunte e alla reintroduzione della figura del Sindaco podestà. Si rinvigorisce poi il tentativo di abrogare le Comunità Montane e di abolire i Consorzi di Bacino imbrifero montano, i cui fondi vengono incamerati dalle Regioni, con un pericoloso atto di centralismo che annulla, in un colpo solo, le principali conquist di autonomia e di sussidiarietà per i territori montani.

La situazione è grave e grottesca - dice il Sindaco Alessandro Corona -  ma sopratutto è preoccupante. Per noi che viviamo ogni giorno nei piccoli centri montani dell'interno, ci sono solo attacchi e tentativi di ridurre il nostro diritto di essere i protagonisti del nostro sviluppo. Assistiamo quotidianamente a tagli ai servizi, poste, scuole, trasporti, sanità, che penalizzano cittadini della Repubblica Italiana che lavorano onestamente e pagano le tasse come in ogni altra parte d'Italia, ma ai quali, piano piano, viene ridotta la qualità della vita. In virtù della necessità di razionalizzare le risorse e le spese, si attuano delle scelte sconsiderate che rendono gli abitanti delle zone montane e rurali cittadini di serie b. Contiamo qualcosa solo quando, in periodo di elezioni, vengono distribuite promesse esorbitanti che non sono e non verranno mai mantenute. Necessita uno scatto d'orgoglio, una presa di coscienza forte e popolare che faccia da muro ad una manovra che vuole impoverire le zone interne sotto tutti i punti di vista. In quasi 5 anni di amministrazione pubblica non ho mai assistito ad un attacco così becero nei confronti delle autonomie locali e delle zone montane. Stupisce che associazioni come l'Anci non cerchino di tutelare i diritti dei piccoli comuni e si concentrino solo sullo sviluppo delle grandi Città e dei centri metropolitani. Qaulcuno vuole rinchiuderci in piccole riserve indiane per soddisfare la propria necessità di beneficiare delle bellezze del nostro territorio e delle nostre tradizioni secolari, senza considerare che un territorio, la sua cultura, la sua tradizione, vivono se uno Stato è capace di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile che permetta a tutte le persone di vivere una vita dignitosa liberamente, senza timore, senza paure e sopratutto senza dover ringraziare nessuno se non la propria capacità di produrre e investire risorse ed energine nel luogo in cui si sceglie di vivere la propria vita. Il mio invito è rivolto agli amministratori locali, ai partiti politici democratici, ai movimenti, alla gente che abita le zone interne, affinchè si crei un fronte ampio, un movimento di opposizione contro questi attacchi che nel prossimo futuro saranno fattori di sottosviluppo. Oggi più che mai c'è la necessità  che lo Stato italiano promuova provvedimenti a favore delle zone montane, non lo dice il Sindaco di Atzara, lo dice chiaramente la Costituzione della Repubblica italiana nell'articolo 44.

 

 
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